M&A, acquisti chi può

Scenario - Un inizio decisamente sottotono, nei primi tre mesi del 2009, sul fronte dei deal tra le aziende. Ma la ripresa sembra essere finalmente in arrivo. Dagli Stati Uniti

È il momento dell'asso 'pigliatutto'. In altre parole: chi oggi riesce a mettere a segno fusioni o acquisizioni 'rischia' di fare un buon affare, in un contesto in cui il numero e il valore delle operazioni si è ridotto notevolmente. Sul fronte delle M&A il primo trimestre del 2009 è stato in Italia il peggiore degli ultimi dieci anni. I deal portati a termine sono solo 46, contro i 77 dello stesso periodo del 2008. Il dato è reso ancor più significativo se si considera il loro controvalore, pari a 2,6 miliardi di euro, pochissimo, rispetto ai 21 dello scorso anno e addirittura ai 40 del 2007.

«Per valutare queste cifre adeguatamente - sottolinea Max Fiani, responsabile di Kpmg corporate finance - bisogna però chiarire che il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni è piuttosto piccolo e che basta un'operazione di dimensioni consistenti a modificare radicalmente i dati». Lo dimostra un'analisi più dettagliata del valore dalle prime dieci M&A messe a segno nel bimestre gennaio-febbraio, tutte al di sotto degli 0,3 miliardi di euro, tranne quella di Terna sulla rete elettrica di Enel, che con i suoi 1,15 miliardi cambia radicalmente la quota complessiva. Il motivo di questa fase di relativo immobilismo è certamente da ricercare nell'instabilità dei mercati, ma anche e soprattutto nella riduzione della possibilità di attingere alla leva del credito.