Una sfida di “valore”

Le private label di Auchan, Carrefour, Coop ed Esselunga si sono imposte per il giusto rapporto qualità/prezzo. Ma ora il duello si sposta sul terreno proprio dei grandi brand

Piacciono, ma non coinvolgono al 100 per cento. Sono convenienti, ma trasmettono poche emozioni. è questa l’immagine delle private label che emerge dall’indagine svolta da Interactive Market Research, che Food presenta in esclusiva. Interactive ha contattato via web 1.923 consumatrici, per poi focalizzarsi sui frequentatori abituali di Auchan, Carrefour, Coop ed Esselunga. E i risultati sono, per molti versi, una conferma: le private label - pur essendo una presenza fissa nella borsa della spesa - sono ancora lontane dalle marche vere e proprie, soprattutto se, dalle valutazioni sul prezzo, si passa a considerare la sfera emozionale. I marchi-insegna devono gran parte della loro affidabilità alla credibilità della catena.

In altre parole, non fanno sognare, ma semplificano le scelte e permettono di andare sul sicuro. E quindi il rapporto qualità/prezzo, dato per scontato e spesso non ricontrollato a scaffale, è una delle molle all’acquisto. Ma è premiante anche la capacità di adattarsi alle esigenze dei consumatori, rassicurati dalla familiarità con il punto vendita. Eppure, i plus della marca restano lontani, come dimostra il confronto con tre teste di serie: Barilla, Coca-Cola e Ferrero. Miti inarrivabili, la cui immagine ha un posto d’onore nel vissuto degli italiani.