Quando la tecnologia entra nel locale
Di Maurizio Maestrelli - Versione integrale dell'articolo su Bar Business 100 (01 2008)

Schermi come quadri in movimento, colonna sonora di sottofondo. Crescono i locali che ricorrono ai supporti audiovisivi per integrare la loro proposta e aumentare l’interesse delle aziende verso l’Horeca
Nel 1955, ai tempi di Lascia o Raddoppia, gli italiani si recavano in massa al bar per assistere alla “magia” della televisione e alla suspence del primo quiz messo in onda dalla Rai. Oggi sembra preistoria, eppure sono passati solo poco più di cinquant’anni. All’epoca, pochi erano quelli che potevano permettersi l’acquisto di uno schermo e i locali pubblici erano i punti di riferimento per nuclei familiari che arrivavano al bar portandosi direttamente la sedia da casa. Si potrebbe quasi azzardare che il primo target di vendita per le aziende produttrici fosse proprio il bar o, più in generale, il canale Horeca. Oggi, ovviamente, non è più così e il televisore è diventato tanto indispensabile quanto il frigorifero e, per l’appunto, il peso dei “privati” è diventato largamente maggioritario. Andare a guardare la televisione al bar, insomma, è pratica caduta nel dimenticatoio, rispolverata solo di tanto in tanto per le partite di calcio delle coppe europee. Ma, dai locali, gli schermi televisivi non sono spariti, anzi. Certo, chiamarli semplicemente televisori, sembra quasi essere un insulto. Plasma e Lcd sono le tecnologie più avanzate e in voga, ma anche schermi ultrapiatti, da appendere alle pareti, talmente belli e stylish che impreziosiscono una parete anche spenti, sono ricomparsi soprattutto nei locali che vogliono aggiungere un valore in termini di immagine. Immagine che poi, spesso, si trasforma anche in un aumento di fatturato. Ma il concetto di valore aggiunto è sicuramente il leitmotiv per l’installazione delle più moderne tecnologie in termini “audiovisivi” ovvero schermi e impianti stereo in grado di diffondere immagini e musica l’azienda di sottofondo in alta fedeltà.
