La nuova veste del Savini

Tempi di crisi per i locali milanesi? Eppure qualcosa si muove, a cominciare dalla Galleria Vittorio Emanuele, dove un ristorante illustre rinasce a nuova vita

Dopo sei lunghi mesi di ristrutturazione, il Savini torna a far parlare di sé. Non solo come ristorante ma questa volta anche come caffetteria e pasticceria, i due comparti che la nuova proprietà propone per dare più lustro allo storico locale milanese, luogo di fondazione del movimento futurista, nonché meta ambita di personaggi illustri come Gabriele D’Annunzio, Hernest Hemingway, Luchino Visconti, Ava Gardner.

Inaugurato il 19 gennaio e aperto il 21 gennaio 2008, il Savini è stato ribaltato da capo a piedi e oggi la nuova struttura si snoda su tre piani che comprendono anche un laboratorio di pasticceria presieduto da Alessandro Comaschi, ex Sant’Ambroeus.

Dirige i fornelli lo chef Cristian Magri, ex titolare del ristorante il Vicolo a Corsico, che in quest’avventura ha trascinato anche la moglie Emanuela Lamanna, responsabile di sala. Varcata la soglia, il locale appare bello e luminoso come sempre, scandito da boiserie, affreschi, dipinti, stucchi, mosaici, lampadari maestosi e specchiere che, se pur rivisitati da un sapiente lavoro di restauro hanno mantenuto inalterata l’antica impostazione classica. Eleganti scale di velluto rosso mi conducono al ristorante del primo piano, sessanta posti in tutto, dove tra tavoli rotondi, posate e lattiere in argento, piatti della linea Bernardeau insigniti della storica “S” e calici in cristallo soffiati a bocca di Schott Zwiesel, mi accolgono Magri e Sebastian Gatto, un giovane venticinquenne fresco di economia aziendale alla Bocconi che con il padre Giuseppe, il nuovo acquisitore subentrato alla società Thi, è alle redini della nuova gestione, sfaccettata anche nel bistrot aperto sette giorni su sette, dalle otto alle 23, e nella boutique al piano interrato. Un coraggio da leoni? Per lo chef la scelta difficile è stata lasciare il Vicolo per avventurarsi in una novità che, pur avendo le carte in regola per conseguire il migliore successo, è ancora tutta in fase di allestimento. “È un lavoro arduo che si muove in uno scenario nuovo rispetto ai tempi passati, con una clientela diversa in quanto a gusti e tendenze - spiega Magri - Ho improntato una cucina che è rimasta fedele alle tradizioni gastronomiche del territorio, con piatti come la classica carbonara, ossibuchi e risotto giallo, lasagne alla Bolognese, prosciutto di Parma...”. Insomma, i cibi semplici ma di carattere, svecchiati e presentati al ristorante in una nuova versione, frutto di un sapiente mix tra eleganza e creatività, come la cassoeula riproposta come antipasto e abbinata con mela e sedano verde.