Una tequila di gran classe
Di Marco Bosi - Versione integrale dell'articolo su Bar Business 5 (05 2008)

Patrón deriva il suo pregio da una produzione manuale. Lo conferma Massimo D’Addezio, capobarman dello Stravinskij Bar dell’Hotel de Russie, che ha visitato i luoghi dove nasce
È perfino limitativo definirla un distillato di pregio. Stiamo parlando di tequila Patrón, diventata ormai un’icona nel mondo dei distillati di altissima qualità, distribuita in Italia dalla società D&C di Bologna nei locali e negli hotel più prestigiosi e qualificati.
I barman che hanno avuto modo di utilizzarla nella preparazione dei loro cocktail l’hanno definita eccezionale e assolutamente versatile.
è il caso di Massimo D’Addezio, capobarman dello Stravinskij Bar dell’Hotel de Russie di Roma, che ha avuto l’opportunità di visitare i luoghi dove nasce Patrón. Prima di sentire la sua testimonianza, vediamo più da vicino come avviene la produzione di questo meraviglioso distillato.
Un processo di produzione completamente manuale.
Tutte le fasi della produzione di Patrón, dalla raccolta dell’agave azzurra sulle alture dello stato messicano di Jalisco, al secolare processo di distillazione, all’etichettatura, numerazione e controllo delle singole bottiglie, vengono eseguite con una meticolosità e una cura che sono possibili soltanto attraverso un procedimento manuale.
Si comincia con l’agave. Il sapore vellutato e le varietà di retrogusti che caratterizzano la tequila Patrón derivano dall’impiego delle migliori piante di agave azzurra, particolarmente diffusa nei terreni fertili di origine vulcanica presenti nei pendii di questa regione del Messico. Le piante di agave, che richiedono in media otto anni per raggiungere il giusto grado di maturazione e il livello di zucchero necessario per la produzione della tequila Patrón, vengono coltivate manualmente nei campi da operai specializzati detti jimadors e, quindi, sono trasportate fino alla distilleria della Hacienda del Patrón, situata nella cittadina di Atotonilco.
Presso la distilleria, i cuori delle piante di agave, detti pinas, vengono messi all’interno di piccoli forni in muratura. Attraverso questo metodo tradizionale di cottura (un processo abbandonato dalle distillerie industriali di tequila) per 72 ore viene eseguita la lenta tostatura di piccole quantità di agave.
Quando l’agave è estratta dai forni, viene fatta macerare mediante l’antica tecnica Tahona: una grossa ruota di pietra schiaccia e spreme i frammenti di agave. A questo punto, il succo estratto viene lasciato fermentare all’interno di barili in legno di pino, mentre gli esperti distillatori di Patrón monitorizzano personalmente l’aspetto, l’odore e la temperatura della futura tequila.
