Crescono i consumi extradomestici Cresce il foodservice
Versione integrale dell'articolo su Bar Business 92 (05 2007)

Una ricerca presentata lo scorso febbraio in occasione della Mia (Mostra internazionale dell’alimentazione) da Nomisma e Rimini Fiera dimostra in maniera lampante l’espansione del mercato del Foodservice.
Secondo la ricerca, in Italia, nel 2006, il mercato dei consumi alimentari extradomestici ha sfiorato i 61.010 miliardi di euro, con una crescita del 4,9% rispetto al 2005. Questo dato è in linea con le più recenti previsioni dell’Istat che calcolano in 65,279 miliardi di euro il valore dei consumi extradomestici in Italia nel 2008.
Da sottolineare che i consumi fuori casa crescono più rapidamente di quelli domestici e rappresentano ormai un terzo del totale dei consumi alimentari.
In base alla ricerca Nomisma-Rimini Fiera, in Italia, la spesa media mensile di una famiglia per il pasto fuori casa è di circa 70 euro, ripartiti tra: ristoranti e trattorie (45,7 euro), bar e pasticcerie (22,7 euro) e mense aziendali e scolastiche (3,4 euro).
La spesa media mensile pro capite è 27,6 euro, suddivisa tra ristoranti e trattorie (17,6 euro), bar e pasticcerie (8,7 euro), mense aziendali e scolastiche (1,3 euro).
La spesa per consumi extradomestici è ancora in crescita e la tendenza si è consolidata nel 2006.
DOVE SI MANGIA FUORI CASA
Con l’86% dei consumi complessivi, l’Horeca fa la parte del leone del mercato extradomestico, seguito dalla ristorazione collettiva con il 12,6% e il vending con l’1,4% (dati HO.RE.CA.TERING-Maior Consulting 2006).
Negli ultimi anni è cresciuta la percentuale della ristorazione organizzata, ovvero le catene di locali, che oggi rappresenta l’8,8% del canale Horeca (dati HO.RE.CA.TERING-Maior Consulting 2006).
In questo segmento spiccano nomi come Autogrill, con i diversi marchi, Mc Donald’s, Camst, Chef Express (Gruppo Cremonini), Brek, solo per citare i più importanti.
Come si può notare, la percentuale della ristorazione organizzata, seppure in crescita (e continuerà a crescere in futuro), rimane ancora relativamente piccola rispetto ai 200mila pubblici esercizi indipendenti. Emerge, quindi, ancora una volta una polverizzazione difficile da affrontare sia per il mondo della produzione che per quello della distribuzione.
Poniamoci ora una domanda: dove mangiano gli italiani fuori casa? La ricerca Nomisma-Rimini Fiera evidenzia che fra i luoghi di consumo extradomestici domina il bar (31,3%), seguito dal ristorante/pizzeria (27,5%) e dalla mensa aziendale (19,4%).
Nove intervistati su dieci consumano invece la cena presso ristoranti/trattorie/osterie/pizzeria. Altri luoghi hanno percentuali molto basse, ma la più evidente e prima alternativa, con il 5,1%, è il consumo presso colleghi/parenti/amici.
A pranzo, il 28,8% del campione dichiara di limitarsi a un panino/tramezzino/toast; al secondo posto c’è il primo piatto (19,7%), al terzo la pizza al trancio o intera (15,3%), mentre il 14,5% dichiara di gustarsi un pasto completo (l’11% nei grandi capoluoghi, il 18% nei piccoli centri). La sera domina la pizza: è infatti 51,3% degli intervistati che sceglie questo tradizionale prodotto italiano. Il 25,6% si concede invece un pasto completo.
Focalizzandoci sulla spesa per il pranzo, il 68% degli intervistati ha dichiarato di spendere non oltre 10 euro. È interessante notare che le percentuali di coloro che dichiarano di spendere più di 10 euro sono sempre più elevate nei piccoli capoluoghi rispetto ai grandi capoluoghi.
L’indagine Nomisma-Rimini Fiera ha anche analizzato il mondo della ristorazione etnica. Ebbene, negli ultimi sei mesi soltanto un intervistato su tre ha consumato un pasto fuori casa presso ristoranti etnici o locali da asporto. Nei piccoli comuni capoluogo di provincia la percentuale scende al 24%.
Il 43% degli intervistati ha indicato nei locali cinesi quelli maggiormente frequentati, anche per la loro larga diffusione sul territorio. Seguono quelli giapponesi (17,6%), messicani (8,8%, percentuale che sale al 10,2 nei piccoli capoluoghi), mentre la ristorazione indiana si attesta al quarto posto (8,1%).
I locali etnici vengono frequentati soprattutto per cena (71%), mentre il 16% degli intervistati mangia nei locali etnici sia a pranzo che a cena, senza distinzioni di rilievo tra grandi e piccoli comuni capoluogo.
