Caso Mattel, quando si incrina la fiducia

A partire dallo scorso agosto, la casa produttrice di Barbie ha ritirato dal mercato oltre 21 milioni di giocattoli perché non rispettavano gli standard internazionali di sicurezza. Lo scandalo ha travolto il settore, che teme per l’andamento delle vendite natalizie

C’era una volta il soldatino di piombo, poi è arrivato il giocattolo di marca, garanzia di sicurezza e qualità per i genitori più attenti. Per evitare danni alla salute dei bambini, le associazioni dei consumatori raccomandavano di acquistare i prodotti per l’infanzia solo nei negozi specializzati e di verificare sempre i nomi di produttori o importatori.

Dallo scorso agosto, però, lo scandalo che ha travolto Mattel ha rischiato di rompere questo incanto, incrinando il rapporto di fiducia con i big del settore. L’azienda ha ritirato dal mercato mondiale 21 milioni 344 mila articoli potenzialmente pericolosi per i piccoli utilizzatori. Il rischio proveniva da due differenti cause: l’eccessiva quantità di piombo presente nelle vernici (l’ingestione di questo metallo può provocare danni cerebrali) e la presenza di piccole calamite facilmente staccabili che, anche in questo caso, una volta nello stomaco risultano molto pericolose.

I prodotti ritirati erano tutti realizzati in Cina, subito tacciata di essere un fornitore poco affidabile. Ma si tratta, come spesso accade, di una generalizzazione eccessiva. In realtà, come ha recentemente ammesso l’azienda stessa, gran parte dei giocattoli ritirati, i 18 milioni con i magneti, non soffrivano di un difetto di fabbricazione, ma di design e progettazione, quindi tutto americano. Anche per quanto riguarda i giochi ritirati a causa delle vernici con eccessiva concentrazione di piombo, si è evidenziato dopo quasi due mesi dall’esplosione dello scandalo un errore di valutazione, visto che successivi test hanno dichiarato innocui molti dei prodotti ritirati.