Vittore Beretta, perché cresciamo del 15,5%

Ottimi risultati, in Italia e all’estero. Stabilimenti più grandi, nuovi prodotti e altri mercati all’orizzonte. le strategie di un gruppo che da quasi 200 anni continua ad avere successo

È un personaggio schivo Vittore Beretta. Niente personalismi, niente foto di copertina, nessuna concessione al fisiologico autocompiacimento degli imprenditori di successo. Preferisce defilarsi, da bravo regista non protagonista, per puntare i riflettori su quelli che lui definisce i veri attori della secolare storia del suo gruppo: i suoi prodotti e i risultati che portano. Una zoomata e sono tutti lì: tre brand - Beretta, Wuber e Viva la Mamma - che nel 2007 hanno fatturato 454 milioni di euro, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente; 968 dipendenti; 16 stabilimenti produttivi; un giro d’affari all’estero che ha sfiorato i 100 milioni. Numeri che fanno riflettere, data la congiuntura economica decisamente poco favorevole, fatta di stagnazione dei consumi, in Italia e all’estero, e di un dollaro debole che penalizza l’export.

Il segreto di un’azienda che cresce bene, uscendo dal mirino di concorrenti big size e grandi fondi di private equity alla ricerca di nuove prede nell’agroalimentare italiano, sta proprio in quel pragmatismo che, secondo Beretta, ha sempre fatto la fortuna del gruppo che porta il suo nome. “Amiamo galoppare controllando di essere sempre ben aderenti al terreno, non volare in sella al cavallo” ci confessa quando gli chiediamo qual è la bussola che orienta da quasi duecento anni la loro attività. L’unica “deviazione” dal core business che si sono concessi è stata l’incursione nel settore dei piatti pronti, cinque anni fa.