L’Rfid diventa “di moda”

Tracciabilità Sono positivi i risultati sull’adozione della radiofrequenza nel settore fashion, presentati dal laboratorio dell’università di Parma. Ora le aziende devono implementarla

Siamo alla riprova dei fatti. Dopo le sperimentazioni in Gdo sui prodotti alimentari e di largo consumo, in Italia i test di funzionamento e le stime di convenienza sull’applicazione della tecnologia Rfid (radio frequency identification) cominciano a dare i loro frutti anche nell’ambito della moda.

Anche qui, l’obiettivo della tecnologia è fornire una completa tracciabilità dei prodotti lungo tutta la supply chain. I primi risultati arrivano dalle sperimentazioni effettuate dall’Rfid Lab dell’Università degli Studi di Parma, grazie alle quali i ricercatori hanno potuto quantificare l’impatto economico e la convenienza dell’Rfid in alcuni scenari applicativi di riferimento e i ritorni sull’investimento che si possono ottenere rispetto ai processi gestiti tramite i lettori di codice a barre. Lo scorso aprile il laboratorio ha presentato ufficialmente le conclusioni di un progetto di ricerca sulla fattibilità tecnico-economica di un sistema Rfid, realizzato nella seconda metà del 2008 e condotto in collaborazione con alcune delle aziende che fanno parte del Board of advisors (Boa), gruppo costituito dagli end user di questa tecnologia tra cui Aeffe, Dolce&Gabbana Industria, Lotto, Miroglio e Fila e diversi partner tecnologici, come Adt, Datalogic, Intermec, Lab Id, Microsoft, Mojix, Oracle, Psion Teklogix, Sap e molti altri. L’esito dello studio conferma, pur nella variabilità dei processi di business e dei prodotti analizzati, la convenienza dell’integrazione dell’Rfid nella catena del valore del settore, indipendentemente dal livello delle tecnologie preesistenti nell’organizzazione.