Felchlin, partner dell’eccellenza
Di Elisabetta Cugini - Versione integrale dell'articolo su Dolcesalato 71 (09 2007)

Poco distante dal Lago di Lucerna, A Schwyz, sorge una fabbrica di cioccolato che fonde l’essenza esotica con il rigore, la tradizione e l’avanguardia svizzera. I Suoi Grand Cru sono i prodotti più apprezzati nel mondo dai professionisti
Nel centro della Svizzera si trova un cuore che pulsa per produrre cioccolato di qualità. Un motore che raccoglie le migliori fave di cacao per trasformarle in cioccolato, seguendo procedure accurate e lontane dai metodi adottati dalla produzione su larga scala. Un’azienda al servizio esclusivo degli operatori professionali che cercano una strada per differenziarsi, prediligendo l’eccellenza. Unica via che, al giorno d’oggi, distingue il prodotto artigiano da quello omologato dell’industria. Stiamo parlando della Felchlin, fondata nel 1908 da Max Joseph Felchlin, uomo geniale ed eclettico, il quale seppe trasformare una modesta attività d’importazione di miele in una solida azienda specializzata nella produzione di cioccolato, che oggi fattura 45 milioni di franchi svizzeri, ossia 30 milioni di euro. Dolcesalato non poteva fare a meno di visitare questa realtà che sviluppa in Italia il suo principale business europeo. Per questo abbiamo incontrato presso la sede Claude Schellenberger, responsabile dell’export, insieme a Christian Aschwanden, direttore del management e Gianni Peretti, titolare di Maison Dolci, importatore esclusivista per l’Italia.
«Il 1997 – dichiara Christian Aschwanden, direttore del management - è stato l’anno in cui la Felchlin ha deciso di dare un indirizzo ben preciso alla sua filosofia produttiva. In qualità di piccola azienda, per non soccombere alla concorrenza dei colossi industriali e rendere inimitabile la propria offerta, si è orientata al servizio della fascia alta del mercato. Da qui la scelta di concentrarsi sulla ricerca di selezionate varietà di fave e sul concetto del monorigine. Direzioni in linea con due crescenti trend: da una parte il cioccolato fondente incontrava lo stile alimentare europeo che guardava con interesse al “light”, dall’altra il monorigine offriva all’artigiano un valore aggiunto per differenziare la propria produzione. Iniziò dunque la “caccia” alla varietà più pregiata di cacao, il Criollo, che rappresenta solo il 2% della produzione mondiale, pari a 3.200 tonnellate.
