Il dolce che sa di primavera

Le novità più interessanti riguardano il packaging, mentre a livello di gusti tengono quelli testa quelli classici con frutta candita, glassa alle mandorle e granella di zucchero

Torna la Pasqua e con lei tornano i simboli tipici di questa festa: prima tra tutti la colomba pasquale messaggio di pace - è il caso di dirlo - sin dai tempi bibilici. Infatti, secondo la Bibbia fu proprio una colomba, con un ramoscello d’ulivo nel becco, a tornare da Noè dopo il diluvio universale per testimoniare l’avvenuta riconciliazione fra Dio e il suo popolo.

La colomba, intesa come dolce, ha invece origini più recenti.

Miti e leggende fanno risalire la sua invenzione all’epoca medievale quando re Alboino, durante l’assedio di Pavia, si vide offrire, in segno di pace, un pane dolce a forma di colomba per la cui straordinaria bontà il re longobardo risparmiò la città da razzie e barbarie. Ma solo molto più tardi la colomba pasquale diventò, grazie a un’azzeccata comunicazione pubblicitaria, il dolce tipico della festa della rinascita per tutti gli italiani. La sua invenzione si deve ad Angelo Motta, pasticciere e capostipite della famosa azienda meneghina, che, nei primi decenni del ’900, decise di lanciare sul mercato un dolce simile al panettone, ma dalla forma di una colomba e arricchito con una glassa a base di zucchero, mandorle e amaretti.

Il vero successo arrivò nel 1930 con lo slogan Colomba Motta, il dolce che sa di primavera coniato da un famoso pubblicitario al quale l’azienda milanese si affidò per promuovere questo dolce.Da allora sono fiorite moltissime varianti, arricchite di creme e farciture varie o private di mandorle e canditi.