Smettiamola di fare i bambini!
Di Maria Teresa Manuelli - Versione integrale dell'articolo su Food 12 (12 2007)

Molte aziende del baby food preferiscono combattersi a suon di denunce per pubblicità ingannevole, con il risultato di spaventare le acquirenti e rallentare il mercato. Come uscire dall’impasse? Risponde George Zafiri, nuovo amministratore delegato di Mellin
Il mercato si conquista solo a suon di denunce o sfruttando le paure delle mamme?
Così era in passato. Un passato alquanto riprovevole, per la verità. Perciò abbiamo deciso di voltare pagina. Con l’associazione International baby food action network stiamo cercando di creare un dialogo tra le aziende, per giungere alla definizione di un codice di comportamento comune, soprattutto in ambito pubblicitario. Questo continuo censurare gli spot avversari, infatti, è dannoso per tutti: ma in special modo per il mercato stesso, perché si disorientano le responsabili d’acquisto. La guerra non aiuta il mercato: è giunto il momento di autodisciplinarci.
Non avete mai pensato di utilizzare, invece, la pubblicità comparativa?
No. E per due motivi. La nostra azienda punta su un messaggio positivo. La pubblicità comparativa, al contrario, è un modo negativo di parlare del mercato. E poi, io personalmente ho anche avuto precedenti esperienze di pubblicità comparativa, che immancabilmente sono finite con una denuncia per pubblicità ingannevole che, come detto, crea confusione negli acquirenti.
