Accordi a buon prezzo
Di Marta Bommezzadri - Versione integrale dell'articolo su Food 12 (12 2008)

La remuneratività dell’industria è ai minimi storici: così l’intesa di filiera raggiunta tra le parti è il primo step per il rilancio della suinicoltura nazionale
Dopo decenni di diffidenze e incontri infruttuosi, i principali attori della filiera si sono seduti per la prima volta al tavolo della concertazione, cercando di porre le basi per il rilancio di un sistema ormai al limite del collasso. E Francesco Pizzagalli, presidente di Assica, l’associazione dell’industria delle carni trasformate si compiace, dopo anni di scontri, dell’intesa raggiunta tra allevatori e trasformatori.
L’accordo - da intendersi come passaggio cruciale per la suinicoltura italiana - si basa su pochi ma validi punti-chiave, che dovrebbero trovare attuazione entro la fine del 2009. Parliamo, in particolare, dell’istituzione di una borsa telematica come criterio di gestione per una più trasparente definizione di prezzi della materia prima, ma anche della condivisione di un modello per la valutazione ‘a peso morto’ delle carcasse. L’obiettivo? Dare valore a tutti i tagli per riuscire a competere ad armi pari con il prodotto estero: oggi oltre il 50% del valore della filiera viene realizzato dalle cosce per la produzione dei crudi Dop, a detrimento di altre parti dell’animale come i carré o le carni fresche, più spendibili sotto il profilo della convenienza.
Insomma va bene la nicchia, ma attenzione all’effetto boomerang. Con i costi fissi alle stelle, difficilmente le produzioni di pregio riescono a trovare uno sfogo alternativo nel mercato secondario (primi prezzi, trasformazione alimentare & Co.).
