Dop e Igp, prosegue la guerra nel Wto

La Commissione europea stanzia ogni anno 35 milioni per promuovere nel mondo le specialitā tutelate, ma è priva di armi per combattere l’agropirateria fuori dal nostro continente. Intervista con Mariann Fischer Boel, commissaria europea all’agricoltura

Negli ultimi anni, le denominazioni di origine dei prodotti alimentari sono divenute oggetto, all’interno del Wto-World trade organization, di un acceso confronto sulle modalità e sull’ampiezza della tutela loro riservata dai diversi ordinamenti nazionali. All’impostazione più “privatistica” dei Paesi del Nuovo Mondo - Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda ecc. -, che tendono ad attribuire ai toponimi la stessa natura dei marchi industriali, si contrappone la visione dell’Unione europea, la cui normativa persegue finalità di carattere pubblicistico - tutela dei consumatori, sviluppo rurale, protezione dell’ambiente, difesa delle tradizioni e dell’identità culturale -, disponendone una tutela rafforzata.

A che punto è la proposta europea di modifica al regolamento 510/06 sulle denominazioni geografiche presentata al Wto?

Stiamo portando avanti le trattative all’interno del Wto e questo richiede un grande impegno per cercare di mantenere e migliorare la possibilità di riuscire a difendere le indicazioni geografiche in tutto il mondo. Non riesco a capire come mai ci siano ancora dei Paesi che non si rendano conto dell’importanza di tutelare le indicazioni geografiche, in quanto loro stessi, pur non avendone oggi, magari potrebbero avere accesso a tali tutele in futuro. Il che rappresenterebbe anche per loro nuove opportunità di mercato.