Latte, la crisi è congiunturale
Di Marta Bomezzadri - Versione integrale dell'articolo su Food 2 (02 2008)

Il disavanzo su scala mondiale che ha portato i prezzi alle stelle è solo la punta dell’iceberg. In Italia, l’allarme competitività era preesistente
è proprio il caso di dire che è inutile piangere sul latte versato. Già, perchè i limiti fisiologici del sistema lattiero-caseario nazionale sono sotto gli occhi di tutti. Laddove l’allarme prezzi - cui hanno dovuto fare fronte tutte le principali economie mondiali - rappresenta solo la punta dell’iceberg. Economie di scala limitate, scarsi investimenti in ricerca, obsoleta organizzazione logistica, inadeguata attenzione ai costi, scarsa propensione all’export e all’internazionalizzazione sono nodi preesistenti all’aumento inaspettato dei prezzi delle principali food commodity.
In altre parole, da tempo il sistema nazionale si presenta di fatto impreparato alle nuove sfide del mercato globale. Del resto, basta osservare le performance economico-finanziarie delle imprese di settore per comprendere gli elementi di debolezza del sistema: grado di indebitamento molto elevato, forte esposizione alle oscillazioni delle materie prime (con un peso sul fatturato oscillante tra il 70 e l’80%), da cui consegue l’estrema sensibilità al variare dei prezzi, e uno scarso livello di solvibilità.
