La lobby che non c’è

Rapporti con la gdo, tutela della qualità, sostegno alla marca: queste le priorità per un’associazione incisiva. E le aziende chiedono più peso politico

Le associazioni strappano la sufficienza, ma con riserva. I pareri raccolti lo scorso gennaio presso un manipolo di aziende primarie dell’universo food & beverage confermano una certa freddezza delle imprese verso i propri organismi di rappresentanza. Nessuno, tuttavia, nega in toto l’utilità dell’associazionismo. Anzi, sono molte le aree d’intervento in cui si sentirebbe l’esigenza di lobby forti. L’indagine promossa da Food su quest’argomento lo rivela chiaramente: su 34 aziende contattate, tutte fanno parte di qualche associazione.

Anzi, se si escludono le maggiori rappresentanze (Federalimentare, Centromarca, Indicod-Ecr), a stupire è proprio l’alto numero di sigle citate spontaneamente dalle aziende. Addirittura 36, più di una a testa.

Che sia proprio questo proliferare di raggruppamenti a indebolire l’interesse e lo spirito di appartenenza? Si pensi che solo 15 aziende hanno indicato di aderire a Indicod, anche se l’associazione, occupandosi della gestione del codice a barre, raggruppa di fatto tutte le aziende contattate.