Niente sconti sul lavoro

Alla sbarra è Lidl Italia, accusata da un capofiliale di condotta antisindacale. Ma il discounter rilancia con un moderno programma di formazione

Dopo gli attriti tra Esselunga e i sindacati, avvenuti, come di consueto, sulle pagine dei principali quotidiani, l’attenzione alle risorse umane in gdo da parte dell’opinione pubblica resta alta. L’ultimo episodio in cronaca ha coinvolto Lidl Italia, per il licenziamento del capofiliale di Chieri (To). L’episodio è sfociato in uno sciopero e in una causa all’azienda. Ma soprattutto nella denuncia, attraverso sindacati e stampa interessata all’argomento, delle worst practice aziendali, per così dire, nella gestione del personale, con particolare riferimento a sottodimensionamento dell’organico, straordinari non pagati, insufficienza delle forniture di materiale per il punto vendita. “Il licenziamento - fa sapere a Food Andrea Vai, ad di Lidl Italia - è stato del tutto legittimo, perché motivato da un fatto molto grave: il capofiliale ha obbligato una cassiera ad acquistare 101 euro di carne rimasta invenduta e c’è uno scontrino a testimoniare la veridicità dell’accaduto.

Probabilmente lo sciopero è nato da una non completa informazione”. Il capofiliale ha insinuato che il licenziamento di dipendenti a un certo livello di anzianità sarebbe una prassi abituale in Lidl, atta a contenere il costo del lavoro. “Credo sia importante sottolineare il fatto - risponde Vai - che il 55% del nostro organico ha un’anzianità superiore ai tre anni e il 10% è in azienda da più di dieci anni. Dato significativo, visto che siamo in Italia da appena 15 anni”.