Tendenza Spagna
Di Marta Bommezzadri - Versione integrale dell'articolo su Food 6 (06 2008)

L’industria agroalimentare deve ritarare l’offerta sulla nuova mappa sociale: emergono target inediti e comportamenti difficili da catalogare
All’inizio degli anni Settanta, quando si insediò in Spagna il primo operatore della grande distribuzione internazionale - un ipermercato Carrefour -, pochi erano disposti a immaginare che si sarebbe trattata di una vera e propria rivoluzione, data l’arretratezza del Paese. Quasi 40 anni dopo il cambiamento è stato impressionate: se nel 1985 il paese contava 38 milioni di abitanti e un reddito pro capite di 5mila dollari l’anno (pari a 3.185 euro), oggi le stesse variabili si attestano su 44 milioni e 20mila dollari (12.739 euro).
Un’evoluzione che si riscontra, prima ancora che nel mercato, anche nel ritratto dello shopper di oggi, scevro ormai da qualsiasi catalogazione aprioristica. “Esigente” e “informato”, “capriccioso” e “infedele” sono gli aggettivi che riecheggiano con maggior frequenza nella ricerca dal titolo “Le richieste del consumatore del futuro” condotta da Tns Worldpanel su un campione rappresentativo di 8mila consumatori spagnoli, presentato nel corso di Alimentaria, la fiera internazionale dell’alimentazione tenutasi a Barcellona lo scorso aprile. E i buyer di oggi cercano l’esclusività nella varietà della composizione dell’offerta.
