La ricetta per competere

Soddisfatti degli effetti immediati della deregulation, i produttori di farmaci da banco si confrontano con la Gdo. Senza nulla togliere al canale tradizionale, che, anche in prospettiva, resterà prioritario

I farmaci da automedicazione non sono assimilabili a un prodotto mass market. Nemmeno se sono venduti al supermercato. Il consumatore ne è consapevole e lo ha dimostrato attraverso un acquisto responsabile anche dopo l’entrata in vigore della liberalizzazione, che, al contrario di quanto sostenevano i detrattori della normativa, non ha banalizzato né i farmaci, né il ruolo del farmacista.

«Abbiamo avuto la conferma nei fatti di quello che da tempo sosteniamo - afferma Sergio Daniotti, presidente di Anifa, l’Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione -. Il consumatore italiano è maturo e attento, conosce bene la differenza tra un medicinale e un prodotto comune, e si rivolge ai farmaci solo in caso di effettivo bisogno. Bisogna anche dire che il ‘modello italiano’ della liberalizzazione ha contribuito positivamente a ciò, garantendo con la presenza del farmacista un filtro e un’assistenza professionale irrinunciabili».

In termini di mercato, i dati dell’anno fra ottobre 2006 e lo stesso mese del 2007 segnano un trend sostanzialmente stabile, dove le maggiori vendite (+0,4%) sono da imputarsi all’andamento della morbilità stagionale più che all’apertura di nuovi canali di vendita.

I prezzi, invece, sono calati e questo è certamente un dato positivo per i consumatori. Per l’Anifa tali dati rappresentano sicuramente un passo in avanti nello sviluppo del mercato dei farmaci Otc, non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello relativo alla cultura dell’automedicazione.

In questo senso l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, dove è consolidata la vendita nei canali alternativi alla farmacia.